racconto breve: TABAGISMO

Spazio libero in cui parlare di tutto ciò che ti viene in mente...

racconto breve: TABAGISMO

Messaggioda sugar » 06/09/2011, 22:47

.. Ed ora che sono tornato da un viaggio, posso finalmente riprendere la mia strada.."
A volte è difficile tirare le somme, i più, i meno, ma questa notte è lunga e stellata, ed io sto bene; ho tempo da vendere...

Ricordo quando m’affacciai per l'ultima volta a questo balcone, era buio come ora ed il caldo asfissiante; l'afa impregnava d'umidità l'asfalto, e le falene sbattevano sulle lampade delle luminarie.
Dall'indiano di sotto la serranda era mezza chiusa; la luce filtrava in strada con i fumi della frittura e l'odore dolciastro del kebab.
Presi il pacchetto di sigarette, mi accorsi solo allora che non ne avevo più. Cazzo, potevo fare a meno di tutto, persino di te... ma non di fumare!

Quella mattina ero venuto a cercarti ancora una volta, direi l'ennesima, a bussare alla tua porta; ti avevo implorato di aprirmi... supplicato, fatto appello... ho strisciato su per le scale, preso a calci la porta...

Mi vesto e scendo, vado al distributore automatico qui all'angolo... no; quasi quasi arrivo fino a quel buco di bar, una bettola maledetta, in Corso Buenos Aires, così do una vista alla mercanzia.

La mia ombra mi accompagna sotto i lampioni gialli ed itterici... ecco le puttane dell'est! Mah, poca gente stasera... dopo ripasso, ora ho urgente spasmo da tabagismo!

Che latrina 'sto posto: la barista sembra un viado, grassa come una balena, ha un culo come una portaerei.
L'unto e lo sporco si sentono sotto le pieghe del collo e ti si appiccicano addosso come tanfo.
Ho fame, c'è un fottuto ed unico tramezzino rinsecchito: tonno e pomodoro. Mangio e tracanno una chiara doppio malto. Guardo: al tavolo vicino alla porta c'è quello stronzo di pakistano, quasi quasi mi prendo un tocco di nero. Raccatto il resto, le marlboro ed esco.

Guardo le ragazze dell'est di là dalla strada sotto i lampioni; ma che bella mercanzia! Accendo e traverso.
Giro la testa per vedere cos'è che mi fa rizzare i peli dall'angoscia: la mano con l'accendino ferma a mezz'aria e
la sigaretta tra denti e labbra. Due occhi impietosi di luce mi guardano e vengono incontro, mentre proiettano la lunga
ombra dietro di me attaccata ai miei piedi, che disperata cerca la fuga.
Stridio ed urla di gomme in frenata... cazzo, non ho nemmeno fatto un tiro!

.. Ero venuto da te; stavo scendendo già i primi gradini quando ho sentito lo scatto secco della serratura.
Mi hai chiamato e fatto entrare. E mentre ti guardavo parlare assente ed incantato, pensavo che fossi bella, ma bella sul
serio. Quelle labbra, così capricciose... e gli occhi, quegli occhi mobili, mai fermi, curiosi e grandi. Sempre scarmigliata: sembravi una ragazzina. Poi ho udito secco e senza proroga, così come acciaio freddo: - ho un'altro, è finita -.
E mentre baciavo quella bocca per l'ultima volta, non mi accorgevo, giuro, delle mani attorno al tuo collo, e non sentivo i tuoi graffi, né i rantoli, e neanche lo scalpiccio dei tuoi piedi mezzi sollevati da terra. Ed in quell'ultimo bacio pian piano ti chetavi. Tu sei mia e non finirà mai.

Il mio ultimo rammarico e solo rimpianto? quella sigaretta mai accesa, ed ora frantumata sull'asfalto imbrattato di sangue e segatura.
sugar ;-))
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